VIVA CASELLI E VIVA IL POOL ANTIMAFIA!

Ti ricorderemo così, come un cittadino onesto!

 

Stamattina Giuseppe Gatì è morto.
Lo abbiamo conosciuto durante la campagna elettorale delle regionali 2008.

Lo abbiamo visto nel video contestare il pregiudicato Sgarbi ad Agrigento.
Giuseppe è morto mentre lavorava: era andato a prendere il latte da un pastore ed è morto fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ morto dentro una bettola di legno, sporca.
E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.
Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani Campobellesi, affinchè si ribellassero contro questa società sporca e meschina.
Era troppo pulito per vivere in mezzo a questo fetore e a questo schifo.
Aveva urlato “VIVA CASELLI! VIVA IL POOL ANTIMAFIA!” era stato anche criticato per questo, ma aveva smosso queste acque putride e stagnanti che ci stanno soffocando.
Era un ragazzo dolcissimo, dava amore, desiderava amore.
Suo padre oggi ha detto, distrutto dal dolore, in lacrime: “Sono sempre stato orgoglioso di mio figlio, anche se a volte ho dovuto rimproverarlo, solo perchè mi preoccupavo per lui. Ma sono orgoglioso di lui per tutto quello che ha fatto.”

Giuseppe questo lo sapeva.
Anche noi e tutti i suoi amici siamo orgogliosi di lui.
Non sappiamo come esprimere il nostro dolore.
Ancora non riusciamo a crederci.

Vi lasciamo con le sue parole:

“E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci.

QUESTA E’ LA MIA TERRA ED IO LA DIFENDO E TU?”

 

TI VOGLIAMO RICORDARE CON L’IMMAGINE PIU’ BELLA CHE CI HAI REGALATO.

VIVA CASELLI E VIVA IL POOL ANTIMAFIA…E VIVA GIUSEPPE GATI’!!!

Il Profumo della Libertà

Ieri a Caltanissetta è successa un tragedia, sono momenti terribili, momenti di dolore. Due persone sono morte lavorando, nell’estremo sacrificio di dare dignità alle loro vite, lavorando in una situazione pericolosa. Il nostro cordiglio va alle famiglie, a cui siamo vicini nel dolore. Concedeteci però un pensiero, di rabbia, perchè come sempre abbiamo assistito inermi ad un grande tragedia per poi vedere il giorno dopo sfavillanti tavoli tecnici per affrontare il problema, eh no signori…DOVEVATE FARLO PRIMA!!

Questa è una città governata in modo approsimativo, qualunquista e superficiale, badate bene non ci riferiamo all’amministrazione ma a tutto il comparto politico della nostra città. Non si guarda oltre il proprio giardinetto, il centro storico è abbandonato a se stesso, le periferie sono sempre più luoghi di speculazioni edilizie, il commercio muore, la gente emigra…etc ..etc.. I nostri politici, la classe dirigente e soprattutto la gran parte di cittadini ignavi e leccaculo si prendano le loro colpe e le loro responsabilità. Per favore non facciamo morire un’altra volta questi due nostri giovani eroi. Bisogna parlare!

 


Intervento di Salvatore Borsellino in Piazza Farnese – Roma

 

Dal Blog di Beppe Grillo

 

Ieri in Piazza Farnese nessuno ha offeso Napolitano. Lo dimostrano i video disponibili in Rete. Se è necessario possono testimoniarlo le migliaia di persone presenti. E’ vero invece che è stato rimosso uno striscione con la scritta: “Napolitano dorme.L’Italia insorge” dalla Polizia. La prossima volta scriveremo che: “Napolitano è sveglio ed è anche un bell’uomo“.
Ieri in Piazza Farnese hanno parlato i familiari delle vittime di mafia, non era una manifestazione politica, io sono stato invitato e ho aderito, così come hanno fatto Travaglio, Vulpio, Di Pietro e altri. Ieri in Piazza Farnese le parole importanti sono state quelle di Salvatore Borselllino, di Sonia Alfano e le loro accuse con nomi e cognomi a persone che occupano alte cariche dello Stato. Nessuna delle loro parole è stata riportata dall’informazione. Schifani ha espresso la sua solidarietà a Napolitano per un’offesa che non gli è mai stata rivolta. Il Senato, ridotto a un gruppo di penose comparse, ha applaudito in piedi. Nessuna parola in Senato per i caduti di mafia, per i fatti gravissimi denunciati dai loro familiari.
I nostri dipendenti fanno quasi tenerezza quando non fanno anche schifo. Uno schifo misto a tenerezza. Gli stiamo togliendo il giocattolo e fanno i capricci.
Il discorso di Salvatore Borsellino in piazza Farnese sarà ricordato come l’orazione funebre della seconda Repubblica.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

 

Testo:

 

“Grazie a tutti.
Ringrazio soprattutto quei tanti ragazzi, quelle tante persone che ho incontrato oggi qui e che vengono da tutte le parti d’Italia. Sono quei ragazzi che incontro quando vado in giro per l’Italia a gridare la mia rabbia e a cercare di suscitare nella gente quella indignazione che ritengo che tutti dovrebbero avere nel vedere il baratro nel quale stanno facendo precipitare il nostro Paese.
Vedete, ieri Sonia Alfano mi ha telefonato e mi ha detto: “dobbiamo proiettare un video nel quale si vedranno delle immagini crude, delle immagini della strage di Paolo”.
Mi ha chiesto se poteva farlo, se sarei stato in qualche maniera colpito, sconvolto. Quelle immagini non mi sconvolgono affatto, vorrei che venissero proiettate ogni giorno in televisione, perché la gente si rendesse conto di quello che è stato fatto. Si rendesse conto di qual è il sangue sul quale si fonda questa disgraziata Seconda Repubblica, che capisse che è fondata sul sangue di quei morti. Vedere quelle immagini non mi sconvolge. Una cosa mi sconvolge: vedere le immagini di quelle stragi dopo aver visto quelle due persone che prima parlavano di Dell’Utri, delle bombe che metteva Mangano, e ridevano.
Ridevano, ghignavano rispetto a quelle cose: questo mi sconvolge.

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Disonorevoli Nostrani – Parte 2


Tutti a Roma il 28 Gennaio per manifestare contro le decisioni del CSM

 

Torniamo oggi a parlare del libro di Benny Calasanzio, “Disonorevoli Nostrani”, un libro che raccoglie tutte le vicende dei politici dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), ce n’è per tutti i gusti. Condannati, prescritti, favoreggiatori e tutto quello che un dipendente pubblico non dovrebbe fare. Compratelo, leggetelo e fatevi un’idea di chi abbiamo al parlamento siciliano.

Oggi diamo spazio ad un altro politico eletto nella circoscrizione della provincia di Caltanissetta. Deputato regionale da 5 legislature consecutive, dal 1991.

 

 

Dal libro di Benny Calasanzio – I Disonorevoli Nostrani

 

Calogero Speziale, Pd, eletto in Provincia di Caltanissetta. Sulla denuncia a suo carico per omissione di atti d’ ufficio, nessuna traccia. Ed è uno per cui un’indagine per mafia non è da citare in una mozione di sfiducia per un’indagine per mafia! “I Ds hanno sempre ribadito la necessità di separare il piano giudiziario da quello politico. Da tempo chiediamo le dimissioni di Cuffaro per i disastri del suo governo”, senza mai pronunciare la parola mafia durante la presentazione della mozione di sfiducia a Cuffaro. Al di la di questo, Speziale è uno che è riuscito a fare indignare e disgustare uno che è abituato a passare sopra ad ogni nefandezza, come Tonino Russo, vicesegretario del Pd in Sicilia. “Sono disgustato per ciò che ho appreso dalla stampa rispetto al coinvolgimento di qualche esponente, anche del Pd, nelle assunzioni di familiari”. Cosa avrà combinato il compagno Speziale? Sembra che si sia dato da fare per far assumere la fidanzata del figlio. E, come da nome, non può non essere felice la figlia Gaia, per la quale, dal tunnel del precariato interinale, si spalancano improvvisamente le porte per un posto a tempo indeterminato come dattilografa. Forse la promozione è da collegare con l’incontro, video ripreso dagli investigatori, che Speziale ha con uno dei responsabili dell’azienda, in cui lavora la figlia, Arte Vita (società a totale capitale pubblico, Regione e ministero dell’ Economia, incaricata dell’ assunzione e collocazione dei custodi nei musei e nei siti archeologici), al bar Kandisky. Contatti e incontri, quelli degli indagati nell’inchiesta su Arte Vita, ben coscienti degli illeciti. Nelle conclusioni il Pm riporta alcune frasi degli intercettati: «Secondo me finirà ca ci vanno i carabinieri a portarsi (arrestare) tutta a Regione para para». E che dire della moglie, dipendente regionale, che dagli umidi e accaldati uffici siciliani viene spedita agli uffici regionali di Bruxelles? Speziale Lillo è tra quelli che chiedono a gran voce a Crisafulli di tornare alla politica e revocare la sua autosospensione dal partito, e fa il tifo addirittura per una sua eventuale candidatura alla Camera. Eroica anche la sua amicizia con Totò Cuffaro nata tra i flutti di Pantelleria (come poteva pronunciare la parola mafia?). Amicizia che legittima Cuffaro a dichiarare (ed umiliare la sinistra): “è strano che, malgrado i miei due avvisi di garanzia per mafia, ci sia tanta gente della sinistra che continua a chiamarmi e a frequentarmi”. Per la cronaca Speziale era stato pure presidente della Commissione regionale Antimafia (sicuri che non sia il caso di abolirla, assieme a quella nazionale?). La ciliegina, lasciato di proposito per ultima, riguarda una dichiarazione di Speziale su Bartolo Pellegrino: «Pellegrino è pur sempre una personalità di spicco della politica siciliana, prima di dare un giudizio preferiamo sentirlo. Comunque, le indagini spettano alla magistratura, noi approfondiamo solo l’aspetto politico». Capite a cosa serve l’Antimafia? Quando gli chiedono spiegazioni sull’immediata assunzione al Banco di Sicilia della fidanzata del figlio, Claudia Motta, Speziale glissa: «Persone a me vicine fra gli assunti al Banco? Beh, ce ne sono tante, almeno spero: significa che ho molti amici. Ma credo che, allargando l´obiettivo ad altre province dell´Isola e alle centinaia di assunzioni fatte in questi anni, si trovino facilmente dipendenti in stretto rapporto con la politica. Non è un reato». Ipse dixit.

 

 

Fermiamo il furto dalle bollette della corrente elettrica


Lo scandalo Cip 6

 

Abbiamo aderito all’inziativa lanciata nei giorni passati dai Grilli Reggiani e raccolta da tantissimi cittadini e gruppi in giro per l’Italia, tra questi anche La lista civica Regionale con Sonia Alfano.

 

Ecco il comunicato con il quale è partita l’iniziativa.

Oggi inizia in rete a livello Nazionale una campagna informativa ai cittadini e una richiesta alla Commissione delle Comunità Europee di una procedura d’infrazione verso l’Italia annunciando altresì che come cittadini italiani chiederemo di rivalerci nel caso di una sanzione economica da parte della Commissione Europea, verso i parlamentari che hanno votato tali provvedimenti.

IL GOVERNO ITALIANO con voto di PDL-LEGA NORD-MPA (astensione alla Camera di Pd e Udc) soffia dalle tasche degli italiani 2 MILIARDI DI EURO che invece che alle rinnovabili andranno tramite il ritorno dei Cip6/Certificati Verdi in primis agli inceneritori sicliani (1.6 miliardi di euro) e vara il “Piano Nazionale Inceneritori”.

Per tale evento è stato appositamente creato un gruppo su FACEBOOK denominato “STOP CIP6 pro inceneritori: ferma il furto dalle tue bollette della luce” dove sono riportate tutte le istruzioni per inoltrare tale denuncia.

Domani a livello nazionale ci saranno varie conferenze stampa oltre che un movimento congiunto attraverso il Blog di Beppe Grillo.Non si escludono per ora iniziative che potrebbero portare ad una causa collettiva verso i Parlamentari che hanno votato a favore di tale provvedimento.

 

Ecco la mail che abbiamo inviato all’ufficio reclami della commissione europea, se volete mandarla anche voi copiatela, incollatela sulla vostra posta elettronica, sostituite i dati personali ed inviate a sg-plaintes@ec.europa.eu

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L’indagato di turno

“Gli affari illegali gestiti dalla famiglia mafiosa dei Madonia di Caltanissetta e le estorsioni imposte alle imprese di una vasta zona della Sicilia sono al centro dell’indagine che questa mattina ha portato i carabinieri del Reparto operativo di Caltanissetta e del Raggruppamento operativo speciale ad eseguire 24 ordini di custodia cautelare.

Tra gli indagati, si apprende da fonti giudiziarie, ci sarebbe il presidente della Provincia di Caltanissetta, Giuseppe Federico (Mpa), che è anche deputato regionale, è indagato per voto di scambio nell’inchiesta sul clan dei Madonia. Federico sarebbe accusato di avere chiesto ed ottenuto l’appoggio  della cosca mafiosa. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che i mafiosi facevano campagna elettorale per lui nelle elezioni regionali del 2006.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale su richiesta del procuratore della Repubblica, Sergio Lari, e dei sostituti della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino e Antonino Patti. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza mediante violenza e minaccia.Il giudice ha disposto il sequestro preventivo di due società che gestiscono sale scommesse a Gela e Niscemi e di un’azienda per la produzione di calcestruzzo, tutti i beni hanno un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro.”

Giornale La Sicilia del 19 Gennaio 2009

 

Il presidente della Provincia di Caltanissetta, Giuseppe Federico detto Pino, è stato indagato per voto di scambio con un clan mafioso. In un paese civile si dovrebbe almeno autosospendere dall’incarico, ma sappiamo che la prossima mossa sarà la solita e trasversale levata di scudi per difendere l’indagato di turno.

 

RICORDATEVI SEMPRE DI TUTTO CIO’ QUANDO ANDRETE A VOTARE!!!

 

Ci ha scritto Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime della Mafia, per commentare la notizia.

 

“Siamo impazienti di ascoltare le parole del mondo politico siciliano ed italiano sull’inchiesta nella quale è coinvolto il Presidente della Provincia di Caltanissetta e deputato del Parlamento Siciliano, Giuseppe Federico, membro di un partito (MPA) che guida la nazione nella coalizione di governo. Il silenzio nel quale la vicenda è stata avvolta è sintomatico della bassezza e dell’illegalità nella quale versa la classica politica nazionale e regionale. Se Federico non ha il buon senso di capire che un indagato per voto di scambio non può ricoprire una carica istituzionale, dovrebbe essere il suo partito ad espellerlo e l’opposizione di governo dovrebbe chiedere a gran voce le sue dimissioni. Questa è la naturale procedura da attuare in un paese in cui legalità e buon governo siano considerati valori irrinunciabili per una sana democrazia. In Italia, invece, che un politico possa aver avuto l’appoggio della mafia, dovendo naturalmente corrispondere una contropartita per tanto accorato appoggio, sembra non destare preoccupazione. La maggioranza di governo tace e, cosa ancor più grave, l’opposizione, che sulla legalità e la memoria delle vittime di mafia ha impiantato riuscitissime carriere politiche, non protesta se un presunto favoreggiatore della mafia siede sugli scranni della nostra democrazia. L’ on. Federico non solo dovrebbe auto sospendersi ma il suo partito dovrebbe cacciarlo per indegnità. Evidentemente la maggioranza e la taciturna opposizione del governo siciliano ed italiano, ritengono che tutto questo sia normale ed accettabile. Ne prendiamo atto esprimendo loro tutto il nostro sdegno ed il nostro dissenso”.

 

Disonorevoli Nostrani

Benny Calasanzio ha scritto “Disonorevoli Nostrani”, un libro che raccoglie tutte le vicende dei politici dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), ce n’è per tutti i gusti. Condannati, prescritti, favoreggiatori e tutto quello che un dipendente pubblico non dovrebbe fare. Compratelo, leggetelo e fatevi un’idea di chi abbiamo al parlamento siciliano.

Oggi diamo spazio ad un politico eletto nella circoscrizione della nostra provincia. Deputato regionale, consigliere comunale a Caltanissetta e alcune altre nomine anche alla Provincia.

 

 

Dal libro di Benny Calasanzio – I Disonorevoli Nostrani

Maira Raimondo (Rudy) Luigi Bruno, Udc, eletto in Provincia di Caltanissetta. Avvocato, consigliere comunale, assessore e sindaco democristiano di Caltanissetta, Rudy il Magnifico è uno che la trafila l’ha fatta tutta. Rudy è un personaggio notissimo nel Nisseno. Lui dice che è solo perché proviene da una famiglia di antichi e potenti notabili. Altri la pensano in modo diverso. Di lui si comincia a parlare quando, da piccolissimo e sconosciuto legale di provincia, riceve un incarico di una “consulenza” piuttosto chiacchierata nell’ operazione che portò alla confluenza della Banca popolare di Canicattì nel Monte dei Paschi di Siena. Consulenza pagata con una parcella a nove zeri: sette miliardi di lire, puliti puliti, per lui, sconosciuto azzeccagarbugli, sono oro dal cielo. Perché quella consulenza proprio a lui? Perché sarà bravo, che domande! In una pubblica denuncia del 1992 Carmine Mancuso, esponente della Rete, racconta che secondo il pentito Messina, nelle elezioni del 1991 la famiglia di San Cataldo era stata incaricata dal vertice mafioso capeggiato da Giuseppe Madonia di votare il candidato Dc Rudy Maira, che tramite un suo uomo fece avere alla cosca la somma di 25 milioni. Ad avvalorare queste accuse interviene il Procuratore Tinebra che parla di un vero e proprio “mercato del voto”. Secondo il pentito Messina la cosca dei Madonia gli da addirittura “un paio di picciotti che proteggono la segreteria elettorale e poi gli mettono al fianco 24 ore su 24 un mafioso come guardia del corpo”. A Caltanissetta Maira viene processato proprio per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio. Una pesantissima ombra che pesa su Maira è la strage di Capaci. Il procuratore capo di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, racconta, nella richiesta di autorizzazione a procedere contro Rudy Maira, inviata alla Camera, una “inquietante circostanza”. “Nel quadro del rapporto tra la cosca di Giuseppe Piddu Madonia e l’onorevole Maira emergono “inquietanti circostanze” e anche “una serie di conversazioni telefoniche attraverso cellulari, uno dei quali in uso all’ onorevole Maira, da cui è partita una comunicazione il 23 maggio 1992, pochi minuti prima che il dottor Falcone uscisse dal suo ufficio romano per recarsi all’ aeroporto di Ciampino e dirigersi a Palermo, dove poi sarebbe stato ucciso nella strage di Capaci”. Si pensa che la talpa che spia e riferisce gli spostamenti di Falcone sia proprio Maira. Gli inquirenti isolano, tra tutte le telefonate che ruotano attorno agli attimi della strage di Capaci, due provenienti da Roma, destinazione Palermo. Il quotidiano la Repubblica pubblica una successione temporale, scaturita dalle indagini, molto interessante e dettagliata. “Ore 15.15. Falcone è nella sua abitazione romana. Da Roma, dal cellulare intestato a Rudy Maira, parte una telefonata per quello che chiameremo signor Uno. Ore 16.28. Falcone, con Francesca Morvillo, lascia via Arenula e si muove per raggiungere l’ aeroporto di Ciampino. Da Roma, dallo stesso cellulare intestato all’ onorevole democristiano parte un telefonata per quello che chiameremo signor Due. Ore 17.54. L’ aereo del giudice è già atterrato. Falcone è probabilmente all’altezza dello svincolo che da Punta Raisi immette sull’ autostrada. Mancano solo quattro minuti all’esplosione. Da Palermo, il signor Uno e il signor Due comunicano tra di loro. Per soli quindici secondi”. Gli inquirenti ci tengono però a precisare, fin da subito, che si tratta di pure supposizioni. E’ strano, ma dopo l’esplosione i cellulari, che vengono definiti dal quotidiano Uno e Due, tacciono per due ore, guarda caso proprio quando l’esplosione trancia i cavi ottici della rete. I proprietari dei due cellulari chiamati da Maira sono nei paraggi? Guarda caso, sempre guarda caso, i signori Uno e Due sono uomini del boss Giancarlo Giugno, mafioso di Niscemi, che secondo il pentito faceva da scorta a Maira. Sempre dall’analisi dei tabulati emerge che tra gli undici cellulari utilizzati da Madonia durante la fuga, e i due in dotazione a Maira, ci sono molti, moltissimi contatti tramite un’utenza ponte. Viene assolto dal Tribunale che ritiene prive di fondamento le accuse dei collaboratori di giustizia ritenendo però ipotizzabile il reato di voto di scambio, peraltro ormai prescritto. Nella requisitoria dei pubblici ministeri di Palermo nel processo Andreotti, la corrente del presidente del consiglio era ormai “una cosca” gestita da uomini che “trapiantano nella Dc il vasto repertorio della violenza mafiosa”. Andreotti sapeva e lasciava fare, offrendo coperture a mafiosi “sponsorizzati” provincia per provincia, raccontano i tre sostituti di Giancarlo Caselli. E i magistrati non lesinano di fare nomi: Lima, i Salvo, Ciancimino, Francesco Mineo e Mario D’Acquisto per Palermo; il deputato latitante Pino Giammarinaro per Trapani; il discusso Nino Drago per Catania, e proprio Raimondo Maira e Filippo Butera per Caltanissetta. Maira? Si Maira! Ai tempi delle Politiche del 2001 Rudy fantasticava già su un collegio della Camera a Palermo per l’Ulivo, lui che era appena passato dal Cdu all’Udeur fiutando poltrone. Tra lui e Montecitorio si mise di mezzo però Claudio Fava, ai tempi segretario dei Ds, che pose il veto a causa dell’indagine per mafia che lo riguardava.

 

La solidarietà in un abbraccio

 

 Gli amici del centro

 

La solidarietà è l’unica moneta con cui possiamo pagare il cuore di un uomo, di qualsiasi uomo. E’ l’unico modo con cui possiamo essere utili ad un altro uomo, è l’unico modo per essere un uomo. Queste parole dovrebbero essere alla base di ogni principio di vita.

Giorno 6 Gennaio una rappresentanza dei Grilli Nisseni insieme ad altri amici si è recata al centro di prima accoglienza “Madre Speranza” in via Mussomeli. Questo centro con grande difficoltà riesce a dare vitto e alloggio a quasi cento extracomunitari con un minimo di decoro. I problemi sono tantissimi, manca l’acqua quasi sempre, perchè non ci sono serbatoi sufficienti e i viveri a volte non bastano.  I mezzi a disposizione spesso sono l’espressione della carità della gente e non la vera programmazione dell’ente preposto (Ministero dell’Iterno) al mantenimento nelle dispense dei beni di prima necessità.

Abbiamo trovato tante storie che chiedono fortemente l’affermazione del loro inalienabile diritto alla vita, diritto alla possibilità di avere una possibilità. Aiutarli è più un obbligo che una scelta.

Chiunque volesse dare beni di prima necessità, coperte o semplicemente dare una mano in cucina nei giorni liberi può contattarci attarverso il comando scrivici (in alto a destra) oppure rivolgersi a Padre Alessandro presso la chiesa di San Pio X.