Benny Calasanzio ha scritto “Disonorevoli Nostrani”, un libro che raccoglie tutte le vicende dei politici dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), ce n’è per tutti i gusti. Condannati, prescritti, favoreggiatori e tutto quello che un dipendente pubblico non dovrebbe fare. Compratelo, leggetelo e fatevi un’idea di chi abbiamo al parlamento siciliano.
Oggi diamo spazio ad un politico eletto nella circoscrizione della nostra provincia. Deputato regionale, consigliere comunale a Caltanissetta e alcune altre nomine anche alla Provincia.
Dal libro di Benny Calasanzio – I Disonorevoli Nostrani
Maira Raimondo (Rudy) Luigi Bruno, Udc, eletto in Provincia di Caltanissetta. Avvocato, consigliere comunale, assessore e sindaco democristiano di Caltanissetta, Rudy il Magnifico è uno che la trafila l’ha fatta tutta. Rudy è un personaggio notissimo nel Nisseno. Lui dice che è solo perché proviene da una famiglia di antichi e potenti notabili. Altri la pensano in modo diverso. Di lui si comincia a parlare quando, da piccolissimo e sconosciuto legale di provincia, riceve un incarico di una “consulenza” piuttosto chiacchierata nell’ operazione che portò alla confluenza della Banca popolare di Canicattì nel Monte dei Paschi di Siena. Consulenza pagata con una parcella a nove zeri: sette miliardi di lire, puliti puliti, per lui, sconosciuto azzeccagarbugli, sono oro dal cielo. Perché quella consulenza proprio a lui? Perché sarà bravo, che domande! In una pubblica denuncia del 1992 Carmine Mancuso, esponente della Rete, racconta che secondo il pentito Messina, nelle elezioni del 1991 la famiglia di San Cataldo era stata incaricata dal vertice mafioso capeggiato da Giuseppe Madonia di votare il candidato Dc Rudy Maira, che tramite un suo uomo fece avere alla cosca la somma di 25 milioni. Ad avvalorare queste accuse interviene il Procuratore Tinebra che parla di un vero e proprio “mercato del voto”. Secondo il pentito Messina la cosca dei Madonia gli da addirittura “un paio di picciotti che proteggono la segreteria elettorale e poi gli mettono al fianco 24 ore su 24 un mafioso come guardia del corpo”. A Caltanissetta Maira viene processato proprio per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio. Una pesantissima ombra che pesa su Maira è la strage di Capaci. Il procuratore capo di Caltanissetta, Giovanni Tinebra, racconta, nella richiesta di autorizzazione a procedere contro Rudy Maira, inviata alla Camera, una “inquietante circostanza”. “Nel quadro del rapporto tra la cosca di Giuseppe Piddu Madonia e l’onorevole Maira emergono “inquietanti circostanze” e anche “una serie di conversazioni telefoniche attraverso cellulari, uno dei quali in uso all’ onorevole Maira, da cui è partita una comunicazione il 23 maggio 1992, pochi minuti prima che il dottor Falcone uscisse dal suo ufficio romano per recarsi all’ aeroporto di Ciampino e dirigersi a Palermo, dove poi sarebbe stato ucciso nella strage di Capaci”. Si pensa che la talpa che spia e riferisce gli spostamenti di Falcone sia proprio Maira. Gli inquirenti isolano, tra tutte le telefonate che ruotano attorno agli attimi della strage di Capaci, due provenienti da Roma, destinazione Palermo. Il quotidiano la Repubblica pubblica una successione temporale, scaturita dalle indagini, molto interessante e dettagliata. “Ore 15.15. Falcone è nella sua abitazione romana. Da Roma, dal cellulare intestato a Rudy Maira, parte una telefonata per quello che chiameremo signor Uno. Ore 16.28. Falcone, con Francesca Morvillo, lascia via Arenula e si muove per raggiungere l’ aeroporto di Ciampino. Da Roma, dallo stesso cellulare intestato all’ onorevole democristiano parte un telefonata per quello che chiameremo signor Due. Ore 17.54. L’ aereo del giudice è già atterrato. Falcone è probabilmente all’altezza dello svincolo che da Punta Raisi immette sull’ autostrada. Mancano solo quattro minuti all’esplosione. Da Palermo, il signor Uno e il signor Due comunicano tra di loro. Per soli quindici secondi”. Gli inquirenti ci tengono però a precisare, fin da subito, che si tratta di pure supposizioni. E’ strano, ma dopo l’esplosione i cellulari, che vengono definiti dal quotidiano Uno e Due, tacciono per due ore, guarda caso proprio quando l’esplosione trancia i cavi ottici della rete. I proprietari dei due cellulari chiamati da Maira sono nei paraggi? Guarda caso, sempre guarda caso, i signori Uno e Due sono uomini del boss Giancarlo Giugno, mafioso di Niscemi, che secondo il pentito faceva da scorta a Maira. Sempre dall’analisi dei tabulati emerge che tra gli undici cellulari utilizzati da Madonia durante la fuga, e i due in dotazione a Maira, ci sono molti, moltissimi contatti tramite un’utenza ponte. Viene assolto dal Tribunale che ritiene prive di fondamento le accuse dei collaboratori di giustizia ritenendo però ipotizzabile il reato di voto di scambio, peraltro ormai prescritto. Nella requisitoria dei pubblici ministeri di Palermo nel processo Andreotti, la corrente del presidente del consiglio era ormai “una cosca” gestita da uomini che “trapiantano nella Dc il vasto repertorio della violenza mafiosa”. Andreotti sapeva e lasciava fare, offrendo coperture a mafiosi “sponsorizzati” provincia per provincia, raccontano i tre sostituti di Giancarlo Caselli. E i magistrati non lesinano di fare nomi: Lima, i Salvo, Ciancimino, Francesco Mineo e Mario D’Acquisto per Palermo; il deputato latitante Pino Giammarinaro per Trapani; il discusso Nino Drago per Catania, e proprio Raimondo Maira e Filippo Butera per Caltanissetta. Maira? Si Maira! Ai tempi delle Politiche del 2001 Rudy fantasticava già su un collegio della Camera a Palermo per l’Ulivo, lui che era appena passato dal Cdu all’Udeur fiutando poltrone. Tra lui e Montecitorio si mise di mezzo però Claudio Fava, ai tempi segretario dei Ds, che pose il veto a causa dell’indagine per mafia che lo riguardava.