Torniamo oggi a parlare del libro di Benny Calasanzio, “Disonorevoli Nostrani”, un libro che raccoglie tutte le vicende dei politici dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), ce n’è per tutti i gusti. Condannati, prescritti, favoreggiatori e tutto quello che un dipendente pubblico non dovrebbe fare. Compratelo, leggetelo e fatevi un’idea di chi abbiamo al parlamento siciliano.

Dal libro di Benny Calasanzio – I Disonorevoli Nostrani
Francesco Cascio, Pdl, eletto in Provincia di Palermo. Nato a Palermo il 17 Settembre 1963. Sposato con Marzia, è padre di due bambini, Martina e Giuseppe. Consegue la maturità scientifica nel 1981. Si laurea presso l’Università degli Studi di Palermo nel 1987 in Medicina e Chirurgia, con votazione 110/110. Specialista in Odontostomatologia e protesi dentaria, Specialista in Igiene e Medicina preventiva. L’impegno attivo in politica di Francesco Cascio ha inizio da giovanissimo.
Ad appena 21 anni è eletto al Consiglio Comunale di Palermo conseguendo un risultato in termini di suffragi di particolare rilievo per quegli anni. Siamo nel Maggio 1985 e con 6003 voti Cascio diventa il più giovane consigliere comunale di grandi città d’Italia. Bla bla bla e ancora bla per un’altra paginetta. Eletto alla Camera due volte, alla Provincia, ama il calcio, lo sci ecc. Niente. Ho provato a cercare se parlasse delle amicizie con nipote del boss Bonura, ma proprio nessuna traccia sul suo sito. Nessun riferimento. Certo che negare una simile conoscenza, del nipote di uno condannato a 20 anni di reclusione come uno dei membri della ‘triade’ che affiancava Bernard Provenzano al vertice di cosa nostra è veramente da irriconoscenti. Francesco Cascio viene “raccontato” assieme a Musotto nei dialoghi intercettati come lo sponsor politico della nomina nel consiglio d’amministrazione di Francesco Paolo Cerami, nipote acquisito di Bonura. La nomina arriva dopo la figuraccia che il nipote del mafioso ricava alle elezioni regionali del 2001, nelle liste di Forza Italia. Lì il suo padrino politico doveva essere proprio Francesco Cascio, che evidentemente fallì, o non si impegnò. Quel che è certo è che lo era. Questo fattaccio scatenò le ire del capomafia che, intercettato, si lasciò andare a gustosi commenti su Cascio: «se me lo portano davanti a lui e suo padre…». E Bonura confida il tradimento morale ad un altro boss da dieci e lode, Nino Rotolo: “Mio nipote era compare di questo signor Cascio, io ho avuto abboccamenti con suo padre che aveva un obbligo con me. A distanza di qualche mese mi manda a chiamare e mi dice: “Dobbiamo cambiare i programmi”. E così mio nipote è rimasto in Forza Italia boicottato dal signor Cascio, dal signor Miccichè e dal signor Fallica. L’ unica persona che gli ha dato un poco di spazio è stato Musotto che gli ha dato un posto di consigliere di amministrazione al Cerisdi, dove è morto questo padre Pintacuda”. A parte un inchiesta in cui Francesco Cascio è stato prosciolto in udienza preliminare, dall’ accusa di abuso d’ ufficio, nient’altro sul suo conto. L’ inchiesta si riferiva alla revoca del commissario straordinario dell’ Azienda turismo di Erice. Ma non menzionare simili amicizie e frequentazioni politiche è più che disattenzione, è ingratitudine!