Nicola Mancino, attuale vicepresidente del Csm, e’ stato il ministro dell’Interno che il procuratore Borsellino aveva incontrato poche ore prima della strage, ma non ricorda che cosa si siano detti in quel colloquio, dal quale il magistrato usci’ sconvolto’. Salvatore Borsellino, fratello del giudice trucidato dalla mafia, dice che al suo ritorno il fratello gli disse “ho visto la Mafia in faccia”. Chi c’era nella stanza con Mancino? Cosa fu detto a Borsellino da segnarlo nell’animo tanto da apparire scioccato in viso?
Tutti ci chiediamo come sia possibile che Nicola Mancino appaia lucido quando presiede la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, che ha scritto alcune tra le pagine piu’ buie della storia del Csm, e che ha fermato i magistrati della Procura di Salerno e quelli di Catanzaro nelle inchieste “Why not” e “Poseidone” che stavano ricostruendo la nuova P2, in cui comparivano nomi e contesti emersi anche nelle inchieste sulle stragi, mentre perde la memoria quando deve riferire sul contenuto di un incontro cosi’ importante avvenuto poco dopo la strage di Capaci e poche ore prima di quella di via D’Amelio.
Mancino ha il dovere morale e giuridico, in virtu’ delle cariche ricoperte, di rispondere a queste domande che gli vengono rivolte da migliaia di italiani che pretendono verita’ e giustizia sulle stragi.
A tutto ciò si aggiungono le agghianti affermazioni di Ciancimino junior e di Riina che altro non fatto che avallare la tesi che la mano mafiosa sia stata solo l’esecutrice materiale delle stragi, ma che il cervello, il committente in altre parole, sia da ricercare nelle alte sfere della politica, con cui la mafia al tempo strinse il famoso patto.
Se Mancino ha problemi di memoria faccia un passo indietro e si dimetta dalla carica che ricopre, perchè l’ombra che si allunga su di lui e molto tetra e pesante.