Quindici anni fa al culmine di “Mani Pulite”, la polizia irruppe nell’abitazione di Duilio Poggiolini, il capo del comitato nazionale per la registrazione dei farmaci e trovò lingotti d’oro nascosti sotto il suo pavimento. Per molti italiani l’immagine di quei lingotti lucenti è ancora vivida, a simboleggiare in modo permanente i tempi in cui i funzionari del governo, compreso il Ministro della Sanità, prendevano mazzette dalle industrie farmaceutiche per approvare farmaci e stabilirne i prezzi.
Le cose non sono cambiate, ne avevamo già parlato mesi fa, ma la notizia come sempre aveva avuto risalto all’estero ed in Italia l’informazione di regime aveva messo la notizia dentro il cassetto, lontana da occhi ed orecchie indiscrete. Nell’agosto del 2008 il pedo-psico-nano aveva destituito dal suo incarico Nello Martini, che era capo dell’AIFA, l’agenzia autonoma che ha il compito di approvare i farmaci.Martini era troppo indipendente, troppo competente e, fatto imperdonabile, troppo onesto, qualità che ovviamente le grandi lobby farmaceutiche non gradiscono. I farmaci sono un prodotto e le case farmaceutiche vogliono mani libere sul mercato della salute. L’AIFA determina il prezzo dei farmaci in base alla loro efficacia e alla loro valenza, per esempio un farmaco per curare il cancro avrà un prezzo popolare per permettere a tutti un libero accesso, diversamente un farmaco non vitale avrà un prezzo elevato. Ma come tutte le cose in questo paese, se una cosa funziona, cambiamola. Dall’anno scorso infatti i prezzi sono decisi dai ministeri della Sanità e del Welfare in modo indipendente dai benefici che il farmaco stesso produce. Il ministro è Maurizio Sacconi, sarà lui a gestire la cosa.
Dall’altro avrà a che fare con Enrica Giorgetti che è direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che promuove gli interessi delle aziende farmaceutiche. Quindi Sacconi farà i nostri interessi per i prezzi dei farmaci mentre la Giorgetti farà gli interessi delle Lobby, peccato che poi la sera, ogni sera si rivedranno in altri panni, infatti la signora è la moglie del ministro del Welfare Maurizio Sacconi!
Nessun dipendente pubblico non puo’ far parte di una commissione di concorso qualora al concorso stesso partecipi un suo parente. Ma perchè allora la stessa regola non è applicata per esempio nella politica e soprattutto per quelle cariche istituzionali che hanno il compito di governare il paese? Il caso venuto alla ribalta dell’influenza suina, ribattezzata nuova influeanza A H1N1, è l’emblema del nostro paese. Il ministro pochi giorni fa annunciava una campagna di vaccinazione di massa, sulla quale non c’è una posizione unanime nemmeno da parte dei medici più qualificati. Finalmente anche in televisione non hanno potuto fare a meno di dire che la moglie del ministro fa parte della direzione generale di Farmindustria e quindi dei maggiori beneficiari di questa campagna di vaccinazione gratuita, a detta sempre del ministro ma i soldi tanto salteranno fuori sempre dalle nostre tasche. Ora mi chiedo, qualora la campagna di vaccinazione sia una soluzione adeguata per combattere questa influenza, come non pensare ad un gigantesco conflitto di interessi anche in una questione così delicata come la salute pubblica? Se poi ci mettiamo che il grande risvolto mediatico che si è dato ad un’influenza i cui effetti, pur essendosi fatti sentire in ogni parte del mondo, sono estremamente contenuti, la buona fede del ministro vacilla fortemente.
Dopo tutto questo può il paese avere fiducia anche su problemi relativi alla salute pubblica? Possiamo essere sicuri che anche Sacconi non abbia i lingotti in casa?