Tutti i parametri economici dell’Italia sono negativi, in assoluto, da sempre, da quando sono misurati, da quando esistono le serie storiche. La risposta alla disoccupazione, alla chiusura delle fabbriche e forse del Paese sono le leggi miserabili e incostituzionali per risolvere i problemi giudiziari di un ultrasettantenne inceronato approvate dopo un teatrino da un ultraottantenne che quando non dorme firma. Le riforme sul presidenzialismo alla francese, con la correzione alla moldava e il doppio turno alla portoghese sono come l’orchestrina che suonava sul Titanic. La gente corre alle scialuppe e indossa i giubbetti di salvataggio mentre un gruppo di irresponsabili pensa a come dividersi quello che resta del bottino. I politici sono diventati i nostri padroni, noi i loro servi, più o meno inconsapevoli. La piramide va rovesciata, chi è eletto deve svolgere un solo compito, applicare il programma e informare i cittadini. I politici usano il mandato per accrescere il loro potere e la loro visibilità. I nostri dipendenti dovrebbero lavorare per noi, ma trascorrono il loro tempo in televisione a parlarsi addosso e a improvvisarsi leader con la complicità di giornalisti genuflessi. La televisione deve essere vietata ai politici, vadano a svolgere il compito per cui sono pagati in Parlamento, nelle Regioni o nei Comuni. Ognuno vale uno e il politico vale uno come gli altri perché deve rendere conto del suo operato alla comunità. I divi della politica sono per lo più dei cialtroni in cerca di visibilità e di privilegi. Si occupano di tutto tranne che del loro mandato. Questo deve finire. Il MoVimento 5 Stelle non ha ideologie, ma idee. Non è di destra o di sinistra. Non vuole leader (di che?) o politici di professione, ma cittadini eletti da altri cittadini per la gestione della cosa pubblica. Le idee del MoVimento 5 Stelle sono come semi nell’aria a disposizione di tutti. L’obiettivo del MoVimento 5 Stelle è l’applicazione del Programma. Punto per punto ci riusciremo, senza inciuci, senza rappresentanti auto eletti.
Dal “Non Statuto” del MoVimento 5 Stelle: “Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?. Noi neppure.
A Caltanissetta giorno 4 settembre alle ore 16 torna a riunirsi il coordinamento regionale siciliano, chiunque volesse potrà partecipare liberamente, sarà il benvenuto. Per info potete chiamare il 328-6489527 QUI trovate le indicazioni stradali del posto dove avverrà l’incontro.

Fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=115423&Edizione=12&A=20100828
CALTANISSETTA Si ripetono i casi di amministratori o di dipendenti chiamati a risarcire l’amministrazione pubblica. Questa volta nel mirino della Corte dei conti siciliana un sindaco nisseno e un dipendente comunale palermitano.
L’ex sindaco di Sommatino, Lorenzo Tricoli, dovrà pagare al comune 203.283 euro perchè durante il suo mandato ha affidato diversi incarichi professionali e alcune consulenze non conformi a norme, a leggi o a regolamenti vigenti. Per ottenere il pagamento da Tricoli, la giunta municipale ha disposto il recupero coattivo del credito per sentenze già definitive.
La determina, pubblicata adesso all’albo pretorio dell’ente, indica analiticamente l’ammontare della somma dovuta da Tricoli a seguito delle sentenze emanate dalla Sezione Giurisdizionale per la Regione Sicilia della Corte dei Conti, e cioè 183.439 euro a titolo di risarcimento danno, 19.295 euro per gli interessi maturati e 548 euro per le spese dovute.
Tricoli è stato sindaco a Sommatino dal 2002 al 2007, quindi si è ricandidato ma è stato battuto da Salvatore Gattuso, il quale, secondo quanto dichiarato più volte, si è ritrovato «a dovere amministrare in ristrettezze dovendo far fronte alle difficoltà economiche esistenti a seguito dell’attività svolta dalla precedente giunta».
L’altro caso a Palermo: non riuscì a incassare la tangente perchè venne scoperto dalla polizia, ma il clamore sui giornali determinò un danno all’immagine della pubblica amministrazione. Così Saverio Lo Cascio, dipendente della Provincia di Palermo, è stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire all’ente per cui lavora 10.500 euro per il danno all’immagine causato con il suo comportamento doloso.
I fatti risalgono al 1999, l’uomo aveva chiesto e ottenuto una tangente di 45 milioni da un imprenditore che si era aggiudicato l’appalto di manutenzione delle strade provinciali. Al momento di incassare una prima rata di 15 milioni, un complice di Lo Cascio, ora deceduto, trovò i carabinieri che lo arrestarono. I due vennero condannati per concussione. Successivamente la Procura della Corte dei conti chiese a Lo Cascio di restituire alla Provincia quasi 35 mila euro, pari all’importo della tangente più 10.500 euro di danni causati all’immagine dell’ente.(c. s.)