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Articoli della categoria: Legalità

OTT
7th

Il nano è nudo!

Pubblicato in Legalità, Politica da Grilli Nisseni

Con la bocciatura per incostituzionalità del Lodo Alfano, le quattro più alte cariche dello Stato perdono quella sorta di “immunità temporanea” stabilita dal provvedimento legato al nome del Guardasigilli e Silvio Berlusconi torna ad essere un normale imputato nei processi che lo riguardano e che ora possono ripartire. Segnatamente quelli denominati “Mills” per corruzione in atti giudiziari e “Mediaset sui diritti tv” (reati societari nella compravendita di diritti tv).

 

Il no della Consulta per violazione dell’art. 138 (sulla revisione della Costituzione e sulle leggi costituzionali) era la pronuncia più temuta dai legali di Berlusconi: comporta infatti una bocciatura totale del ‘lodo’ (considerandolo una vera e propria immunità) e afferma che la materia andava trattata con legge costituzionale e non ordinaria.

 

La Consulta ha citato anche l’art. 3 (principio di uguaglianza) stabilendo, dunque, che la questione, al di là del suo trattamento “costituzionale” configura anche una violazione a una parte della Carta fondamentale che non può essere facilmente modificata.

 

Il premier torna dunque sotto processo. E il governo, per sanare l’incostituzionalità, dovrà ricorrere a un ddl costituzionale richiede una doppia lettura da parte di ciascuna Camera e una maggioranza qualificata se si vuole evitare il referendum confermativo. In sostanza: quasi un anno di lavoro facendo correre il Parlamento a rotta di collo. I giudici di Milano potrebbero essere più veloci nell’arrivare a sentenza.

Fonte: Repubblica

LUG
31st

Conflitto di interessi!

Pubblicato in Legalità, Politica da Grilli Nisseni

 

Quindici anni fa al culmine di “Mani Pulite”, la polizia irruppe nell’abitazione di Duilio Poggiolini, il capo del comitato nazionale per la registrazione dei farmaci e trovò lingotti d’oro nascosti sotto il suo pavimento. Per molti italiani l’immagine di quei lingotti lucenti è ancora vivida, a simboleggiare in modo permanente i tempi in cui i funzionari del governo, compreso il Ministro della Sanità, prendevano mazzette dalle industrie farmaceutiche per approvare farmaci e stabilirne i prezzi.

Le cose non sono cambiate, ne avevamo già parlato mesi fa, ma la notizia come sempre aveva avuto risalto all’estero ed in Italia l’informazione di regime aveva messo la notizia dentro il cassetto, lontana da occhi ed orecchie indiscrete. Nell’agosto del 2008 il pedo-psico-nano aveva destituito dal suo incarico Nello Martini, che era capo dell’AIFA, l’agenzia autonoma che ha il compito di approvare i farmaci.Martini era troppo indipendente, troppo competente e, fatto imperdonabile, troppo onesto, qualità che ovviamente le grandi lobby farmaceutiche non gradiscono. I farmaci sono un prodotto e le case farmaceutiche vogliono mani libere sul mercato della salute. L’AIFA determina il prezzo dei farmaci in base alla loro efficacia e alla loro valenza, per esempio un farmaco per curare il cancro avrà un prezzo popolare per permettere a tutti un libero accesso, diversamente un farmaco non vitale avrà un prezzo elevato. Ma come tutte le cose in questo paese, se una cosa funziona, cambiamola. Dall’anno scorso infatti i prezzi sono decisi dai ministeri della Sanità e del Welfare in modo indipendente dai benefici che il farmaco stesso produce. Il ministro è Maurizio Sacconi, sarà lui a gestire la cosa.

Dall’altro avrà a che fare con Enrica Giorgetti che è direttrice generale di Farmindustria, l’associazione che promuove gli interessi delle aziende farmaceutiche. Quindi Sacconi farà i nostri interessi per i prezzi dei farmaci mentre la Giorgetti farà gli interessi delle Lobby, peccato che poi la sera, ogni sera si rivedranno in altri panni, infatti la signora è la moglie del ministro del Welfare Maurizio Sacconi!

Nessun dipendente pubblico non puo’ far parte di una commissione di concorso qualora al concorso stesso partecipi un suo parente. Ma perchè allora la stessa regola non è applicata per esempio nella politica e soprattutto per quelle cariche istituzionali che hanno il compito di governare il paese? Il caso venuto alla ribalta dell’influenza suina, ribattezzata nuova influeanza A H1N1, è l’emblema del nostro paese. Il ministro pochi giorni fa annunciava una campagna di vaccinazione di massa, sulla quale non c’è una posizione unanime nemmeno da parte dei medici più qualificati. Finalmente anche in televisione non hanno potuto fare a meno di dire che la moglie del ministro fa parte della direzione generale di Farmindustria e quindi dei maggiori beneficiari di questa campagna di vaccinazione gratuita, a detta sempre del ministro ma i soldi tanto salteranno fuori sempre dalle nostre tasche. Ora mi chiedo, qualora la campagna di vaccinazione sia una soluzione adeguata per combattere questa influenza, come non pensare ad un gigantesco conflitto di interessi anche in una questione così delicata come la salute pubblica? Se poi ci mettiamo che il grande risvolto mediatico che si è dato ad un’influenza i cui effetti, pur essendosi fatti sentire in ogni parte del mondo, sono estremamente contenuti, la buona fede del ministro vacilla fortemente.

Dopo tutto questo può il paese avere fiducia anche su problemi relativi alla salute pubblica? Possiamo essere sicuri che anche Sacconi non abbia i lingotti in casa?

 

LUG
27th

Mafia S.p.A.

Pubblicato in Legalità, Politica da Grilli Nisseni

 

E’ stato sciolto il Consiglio Comunale di Vallelunga “sono state accertate forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata”. Questa la motivazione che oggi ha spinto il Consiglio dei minisri a sciogliere il consiglio comunale di Vallelunga Pratameno. L’assise municipale, dunque, va a casa. La decisione di scioglierlo per infiltrazioni mafiose deriva dalla visita ispettiva disposta nei mesi scorsi dal prefetto di Caltanissetta, Vincenzo Petrucci, per verificare eventuali collusioni tra mafia e politica al Municipio del paese in cui è nato il boss Piddu Madonia. Dalle conclusioni della commissione prefettizia, il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha proposto lo scioglimento del consiglio comunale vallelunghese, accolto stamattina dal Consiglio dei Ministri. A breve il Governo invierà un commissario che assumerà le funzioni in sostituzione del Consiglio comunale.

 

Il sindaco del piccolo comune del vallone, Pippo Montesano, in carica da due anni, si è dichiarato amareggiato da questa decisione, sostenendo di aver operato sempre nella massima trasparenza.

 

Ancora una volta ci riscopriamo come sorpresi per quello che succede ogni giorno sotto i nostri occhi, i comuni sono in mano alla malavita, perchè i politici sono oramai organici alle cosche. Per fortuna non tutti sono così, altrimenti potremmo andare via. Bisogna resistere, denunciare e soprattutto vigilare, affinchè i soliti furbetti non possano fare ciò che vogliono sotto i nostri occhi. La nostra forza è solo una…essere uniti e tanti!!!

 

LUG
24th

La NON memoria di Mancino

Pubblicato in Legalità, Politica da Grilli Nisseni

 


 

Nicola Mancino, attuale vicepresidente del Csm, e’ stato il ministro dell’Interno che il procuratore Borsellino aveva incontrato poche ore prima della strage, ma non ricorda che cosa si siano detti in quel colloquio, dal quale il magistrato usci’ sconvolto’. Salvatore Borsellino, fratello del giudice trucidato dalla mafia, dice che al suo ritorno il fratello gli disse “ho visto la Mafia in faccia”. Chi c’era nella stanza con Mancino? Cosa fu detto a Borsellino da segnarlo nell’animo tanto da apparire scioccato in viso?

Tutti ci chiediamo come sia possibile che Nicola Mancino appaia lucido quando presiede la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, che ha scritto alcune tra le pagine piu’ buie della storia del Csm, e che ha fermato i magistrati della Procura di Salerno e quelli di Catanzaro nelle inchieste “Why not” e “Poseidone” che stavano ricostruendo la nuova P2, in cui comparivano nomi e contesti emersi anche nelle inchieste sulle stragi, mentre perde la memoria quando deve riferire sul contenuto di un incontro cosi’ importante avvenuto poco dopo la strage di Capaci e poche ore prima di quella di via D’Amelio.

Mancino ha il dovere morale e giuridico, in virtu’ delle cariche ricoperte, di rispondere a queste domande che gli vengono rivolte da migliaia di italiani che pretendono verita’ e giustizia sulle stragi.

A tutto ciò si aggiungono le agghianti affermazioni di Ciancimino junior e di Riina che altro non fatto che avallare la tesi che la mano mafiosa sia stata solo l’esecutrice materiale delle stragi, ma che il cervello, il committente in altre parole, sia da ricercare nelle alte sfere della politica, con cui la mafia al tempo strinse il famoso patto.

 

Se Mancino ha problemi di memoria faccia un passo indietro e si dimetta dalla carica che ricopre, perchè l’ombra che si allunga su di lui e molto tetra e pesante.

 

FEB
13th

L’incontenibile leggerezza di una presa per il culo!

Pubblicato in Legalità, Politica da Grilli Nisseni


 Gianpiero D’Alia intervistato da A. Gilioli

 

Dopo la segnalazione nel blog di Grillo l’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia è rimasta esterefatta dalle parole usate dal parlamentare dell’UDC D’Alia, nel loro sito hanno pubblicato un comunicato che abbiamo raccolto per dargli ulteriore diffusione.

 

“Apprendiamo dal blog di Beppe Grillo, tramite un’ intervista di Alessandro Gilioli al Senatore dell’ UDC, Gianpiero D’Alia, che l’emendamento con il quale si vorrebbe tentare di controllare la rete è stato pensato per tutelare il rispetto che si deve alle vittime di mafia e del terrorismo”. Ad affermarlo è Sonia Alfano a nome dei componenti dell’ Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia della quale è presidente. I componenti dell’ associazione si dicono “schifati da tanta bassezza morale ed offesi da tanta ipocrisia” e per voce della propria presidente aggiungono che “se il Parlamento vuole rispettare le vittime di mafia e del terrorismo, invece di censurare facebook, youtube e gli altri siti che in questa nazione sono le uniche fonti di informazione non asservite al potere, potrebbe ad esempio riaprire le inchieste sulle stragi di Ustica, Via D’Amelio, Capaci, Piazza Fontana, e molte altre, e far avere alle vittime delle molteplici stragi italiane la giustizia che non hanno mai ottenuto. “In questo paese - afferma ancora Sonia Alfano -, se qualcosa dev’essere oscurato, quello è un Presidente del Consiglio che accoglie alla sua corte gli stallieri di Cosa Nostra e che definisce “eroi” macellai di bassa lega. Ciò che offende le vittime di mafia sono i partiti, come quello da cui proviene il Senatore D’Alia, che annoverano tra le proprie fila indagati, prescritti e persino condannati per favoreggiamento. Se la classe dirigente italiana vuole perseguire il criminoso disegno di censura della rete, per cancellare il dissenso sociale ed applicare finalmente il Piano di Rinascita Democratica, abbia quantomeno la decenza di non osare affermare che il regime viene instaurato per rispetto alle vittime di mafia. Le finalità del governo sono chiare; si vogliono cancellare i “vaffa” di Grillo, le petizioni popolari, la libera circolazione di informazioni non filtrate da organi di stampa controllati dai partiti e tutto ciò non ha nulla a che fare con le vittime di mafia ma è anzi l’ennesima beffa alla loro memoria”. In conclusione di nota Sonia Alfano ha invitato “il Senatore D’Alia e quanti oseranno ancora motivare la censura con il rispetto per le vittime di mafia di avere la decenza, prima di tutto nei confronti di se stessi, di non proferire più simili assurdità e di non utilizzare, cosi come recentemente fatto dal Premier con Giovanni Falcone per giustificare la riforma della giustizia, gli Eroi di Stato e le loro famiglie come pretesto per attuare la censura dell’informazione e la repressione del dissenso sociale”.

 

FEB
11th

Sgarbi rifiuta la cittadinanza onoraria ad Agrigento.

Pubblicato in Legalità, Politica da Grilli Nisseni

Oggi 10 Febbraio alle ore 11 ad Agrigento doveva essere conferita la cittadinanza onoraria a Vittorio Sgarbi, saremmo stati presenti anche noi insieme ai ragazzi di Palermo ed Agrigento, ma il celebre critico pregiudicato non ha accettato il fatto di poter essere contestato per reati che ha commesso.

 

“Non intendo prestarmi né al ruolo di vittima né a quello di eroe, esponendomi al rischio di agguati o di insensate contestazioni”.

 

Così esordisce il “signore” Sgarbi palesando le sue intezioni riguardo la cerimonia prevista per il suo presunto merito a diventare cittadino di Agrigento. Parla di minacce e intimidazioni, di inquietanti informative e comunicati delle forze dell’ordine su insensate contestazioni, su un presunto agguato, addirittura un’imboscata, aggressioni fanatiche e strumentali. E ancora di fanatici provocatori, di premeditate azioni di disturbo per trarne documentazioni audiovisive pretestuose.
Questo potrebbe sembrare delirio, ma non lo è. In realtà è il canovaccio della solita commedia che ormai conosciamo troppo bene.

Di chi sta parlando? Cosa è successo? Su quali basi si sono potute produrre queste informative, questi comunicati? Come sono riusciti a sgominare questo “pericolosissimo” agguato? La verità è che hanno paura. Siamo noi il pericolo? Per loro il pericoloso agguato è l’informazione, perché è questo quello che avremmo fatto andando ad Agrigento. Avremmo informato i cittadini della bellissima Agrigento su chi fosse realmente Sgarbi, avremmo forse con l’informazione fatto risalire un rigurgito di orgoglio a quegli agrigentini onesti, che non vogliono più nascondersi dietro un opaco e rassegnato “tanto a me non cambia niente”.

 

Effettivamente questo è molto pericoloso!

 

E’ pericoloso gridare alle orecchie della gente! E’ giusto tenerle in dormiveglia, sedarle con parole sempre uguali di sospetto, sospetto per chi vuole pulizia, trasparenza, serietà, onestà e che non ce la fa più ad assistere sempre alle stesse tristezze, e a subire infondate accuse di strumentalizzazioni dell’informazione (che è praticamente il loro modus operandi da sempre), sospetto per chi è in grado di esprime il proprio dissenso attraverso educatissime mail.

 

Ma noi ormai sappiamo!

 

Non ci stupiscono le parole di Sgarbi, non ci stupisce la maniera servile di scrivere sui fatti, noi abbiamo capito e forse capire è una minaccia? E far capire è un agguato? Noi abbiamo il dovere di informare e di dire la nostra e di non accettare che la nostra terra ristagni in questa condizione di torpore.

 

Chi vuol scrive al sindaco di Agrigento può scrivere a:  sindaco@comune.agrigento.it

 

DIC
30th

Gridare la Verità!

Pubblicato in Legalità da Grilli Nisseni


La contestazione ad Agrigento

 

Domenica 28 presso la biblioteca “La Rocca” di Agrigento si è tenuta la presentazione dell’ultimo libro di Vittorio Sgarbi. All’incontro ha partecipato anche un gruppo di ragazzi di Campobello che hanno contestato al sindaco di Salemi di essere un truffatore, infatti nel 1996, con sentenza definitiva della Pretura di Venezia, è stato condannato a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo mentre era dipendente del Ministero dei Beni Culturali, con la qualifica di funzionario ai Beni artistici e culturali del Veneto. Sgarbi è anche stato prescritto per reati di diffamazione, infatti il 7 Aprile 1995 legge al TG5 una lettera sui «veri colpevoli» dell’assassinio di Don Pino Puglisi, non rivelando le generalità poichè priva di firma, ma attribuita ad un sedicente amico del sacerdote assassinato. La missiva accusava come mandante il procuratore Caselli e come killer Santoro e Leoluca Orlando. Per queste dichiarazioni Sgarbi è stato condannato per diffamazione in primo e secondo grado, ma è intervenuta la prescrizione prima della sentenza di Cassazione.

Siamo solidali con i ragazzi che hanno contestato il controverso Sgarbi e siamo contenti che ogni tanto giovani di questa terra alzino la voce e la testa per gridare la verità a quanti fanno finta di non sapere o di non voler sapere.

 

“Ancora una volta siamo costretti a prendere atto dei vergognosi comportamenti adottati dal Sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, dalla polizia municipale, che ieri ha agito in piena e totale violazione della legge e dalla stampa che, come spesso accade, ha riportato notizie false ed imprecise”. Lo ha affermato Sonia Alfano commentando i disordini verificatisi ad Agrigento. “Il ragazzo che ha contestato Sgarbi ha solo riportato notizie vere che una certa stampa ha subito bollato come accuse”.

 

OTT
20th

Informazione nordcoreana

Pubblicato in Legalità, Politica da Grilli Nisseni


Marco Travaglio - Passaparola del 20 Ottobre 2008

 

Buongiorno a tutti.
Molti sul blog di Beppe e sul mio, voglioscendere.it, mi hanno chiesto di parlare della mia condanna per diffamazione nei confronti di Cesare Previti, in primo grado.
Non intendo farlo perché non intendo usare questo spazio per ragioni mie.
Penso che per difendersi dai processi bisogna andare nei processi e se una sentenza non la si condivide la si deve appellare.
La sentenza non c’è nemmeno ancora, non è stata depositata, lo sarà fra sessanta giorni.
Ci sarà modo di leggerla e di capire che cosa abbia trovato di diffamatorio questa giudice in un mio articolo disponibile sul mio blog perché chi vuole si faccia un’idea.
Volevo invece partire da questo caso, o non caso a seconda, perché una persona che frequenta il blog voglioscendere.it mi ha mandato una mail riportandomi il messaggio che ha spedito al direttore del TG1, Gianni Riotta, in cui esprimeva stupore per il fatto che il TG1, che non da manco le notizie delle condanne a ministri, agli imprenditori, ai parlamentari, avesse trovato il tempo per dare la notizia della condanna a me che sono un privato giornalista.
Oltretutto non solo era una condanna per diffamazione, non per aver rubato, ma era anche una condanna in primo grado e il TG1 ovviamente non l’ha detto per cui, per esempio, alcuni miei parenti si sono spaventati pensando che dovessi immediatamente andare in carcere per otto mesi.
Dice questo ragazzo, Andrea, a Riotta: “Almeno Travaglio il coraggio di parlare e scrivere di Previti & c. ce l’ha e non è servo di nessuno. Inoltre, piccolo particolare, la condanna è in primo grado anche se questo il TG1 l’ha dimenticato.
Il TG1, telegiornale del servizio pubblico, e non partitico, ha dimostrato una volta di più il suo vero volto al servizio dei soliti noti.
Loro non molleranno mai, noi neppure.
Distinti Saluti, Andrea D’Ambra.”
Questa è la risposta che gli da Riotta:
“Caro D’Ambra, abbiamo dato una notizia come sempre facciamo. Capisco che per lei è una brutta notizia ma, se le stesse a cuore il mio pensiero, sappia che io sono contrario a qualsiasi condanna per diffamazione, sempre.
Preferiva non dessimo la notizia? Si chiama censura ed è qualcosa che in Italia è frequente. GR.”
E’ talmente frequente che lui se ne intende parecchio, di censura, visto che censura tonnellate di notizie ogni giorno.
Ecco, naturalmente il fatto di essere contrario alle condanne per diffamazione sempre è una pura follia: i giornalisti che diffamano devono essere condannati per diffamazione!
Poi uno deve decidere se sia più saggia la pena pecuniaria, detentiva, l’obbligo di rettificare.
Ma non è che noi possiamo vivere con la licenza di uccidere senza che veniamo minimamente sanzionati, altrimenti ci sarebbero diffamatori professionali che continuerebbero senza più nemmeno la paura di essere puniti.
Per carità, lungi da me chiedere l’abolizione del reato di diffamazione: semmai bisognerebbe tipizzarlo meglio e stabilire che quando uno racconta un fatto vero non si scappa.
Le parole che ha usato, il contesto in cui l’ha raccontato non contano, conta solo il fatto vero.
E quando esprime una propria opinione, anche per dire che il presidente degli Stati Uniti è un cretino, può dirlo, se lo motiva.
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SET
23rd

Salviamo il movimento contro tutte le Mafie

Pubblicato in Legalità da Grilli Nisseni

Raccogliamo l’appello di Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti, fanno parte dell’Associazione “E adesso ammazzateci tutti” che si batte da anni per l’affermazione della legalità e la definitiva sconfitta di tutte le mafie. Battaglie combattute attraverso i morti ammazzati fra cui figurano anche i loro cari.

Facciamo un accorato appello anche noi affinchè il nostro aiuto in denaro, anche pochi euro, possa servire a non togliere la voce a quello che è ormai un movimento politico che fa paura sia alle istituzioni corrotte che alla malavita organizzata, che troppo spesso si confondono o addirittura sono la stessa cosa.

 

 

 

Cari italiani, care italiane,
quando abbiamo deciso di fondare Ammazzateci Tutti, in quel lembo di terra meravigliosa e disgraziata che si chiama Calabria, abbiamo cercato di concentrare le poche, pochissime risorse disponibili e le tante, tantissime speranze, di tutta quella gente che non ce la faceva più a vivere “incellophanata dall’omertà e, soprattutto, dalla paura.

Per essere davvero liberi non ci siamo mai voluti legare a nessun carrozzone, né politico né imprenditoriale. Solo con il tempo abbiamo capito che è stata una scelta coraggiosa, una sfida più grande di noi, che ha certamente appesantito - non di poco - le già tante preoccupazioni che avevamo comunque messo in conto.

Pensate, invece, come sarebbe stato fin troppo conveniente e facile per noi sceglierci uno o più “Mecenate”, anche i meno peggiori e, nel portare silenziosamente acqua al loro mulino, ottenerne laute ricompense in termini economico-logistici (apertura sedi, pubbliche relazioni con gente che conta, produzione di gadget, pianificazione di campagne pubblicitarie,  ecc..).

Ma abbiamo fatto la scelta di essere come gli straccioni di Valmy, abbiamo scelto di combattere contro mostri pieni di soldi e di potere, anche indicandoli con nome e cognome, a nostro rischio e pericolo, facendo ogni giorno la nostra parte anche se rimanevamo e rimaniamo sempre più ai margini dello studio, delle professioni, delle assunzioni, dei diritti di cittadini, mentre chi ha  certamente meno titoli ma più amici nelle stanze del potere riesce a laurearsi, ottiene consulenze, incarichi, sponsorizzazioni. E il loro “esercito” diventa ogni giorno più potente ed incontrastabile, mentre il nostro fa i salti mortali per riuscire a sopravvivere e sostenere anche l’azione di magistrati ed uomini delle forze dell’ordine coraggiosi che si trovano finanche nella situazione di dover pagare loro la benzina delle auto di servizio o i toner nelle fotocopiatrici di caserme, commissariati e Procure.

Adesso bisogna ragionare seriamente sul ruolo e l’incisività che Ammazzateci Tutti può rappresentare in Italia oggi e domani, se e quanto valga la pena continuare.
E lo facciamo iniziando a fare i cosiddetti “conti”: se in termini di consenso e sensibilizzazione il bilancio è in segno positivo ed in netta ascesa costante (partendo dalla Calabria oggi siamo in più di 8.000 ragazzi e ragazze in tutta Italia, dalla Lombardia, alla Sicilia, al Lazio, al Veneto, alla Puglia, al Piemonte, alla Campania), non possiamo dire altrettanto in termini di spese vive sostenute per mantenere aperta la baracca.

L’idea di portare sul web e nei territori le nostre rivendicazioni, la nostra voglia di gridare al mondo intero che l’Italia non è solo mafia, che non è colpa nostra se emergono sempre e solo i nostri peggiori concittadini, ci hanno portato a scommettere (e rischiare) sulla nostra stessa pelle il prezzo dell’impegno che ci siamo assunti tre anni fa di fronte a tutti gli italiani onesti.

E come se non bastassero le querele, le preoccupazioni, le intimidazioni implicite ed esplicite alle quali siamo ormai abituati, adesso ci troviamo nella situazione in cui - lo diciamo chiaramente - non possiamo più permetterci il “lusso” di continuare con le nostre attività sui territori e quelle telematiche.

Partiamo dal nostro sito internet, generosamente ospitato gratuitamente sin dalla nascita su un piccolo server di una azienda calabrese alla quale abbiamo procurato, con la nostra presenza, solo e soltanto danni e preoccupazioni.
Ci hanno defacciato il sito per decine di volte, siamo stati vittime di ben 5 attacchi informatici, dei quali due violentissimi (che hanno costretto l’azienda a buttare il server ed acquistarne uno nuovo)  ed ora, proprio ieri, veniamo a sapere che, sempre a causa nostra, alcuni pirati informatici sono riusciti a violare nuovamente il server trasformandolo questa volta in uno “zombie” (così si definisce in gergo tecnico) atto a frodare migliaia di persone in tutto il mondo mediante phishing su conti bancari esteri. Per capire meglio la gravità della situazione basti pensare che siamo stati contattati direttamente dai responsabili della sicurezza informatica di due importanti istituti bancari in Australia ed il Belgio, i quali hanno anche tenuto ad informarci delle responsabilità penali di fronte alla legge nostre e dell’azienda che ci ospita.

Quantificare ora il danno economico e quello eventualmente penale, ci porta inevitabilmente a stabilire che la nostra esistenza dovrà essere indipendente da ogni preoccupazione futura e, quindi, essere disposti anche a trarne le estreme conseguenze: partendo dalla chiusura di Ammazzatecitutti.org e degli spazi di comunicazione ad esso collegati (forum, ecc..).

A questi conti che non tornano dobbiamo aggiungere diverse migliaia di euro di debiti contratti (anche personalmente) nell’organizzazione delle nostre iniziative (sostenute solo parzialmente dalle poche Istituzioni alle quali ci siamo rivolti).
Senza contare il fatto che ormai i nostri ragazzi stanno devolvendo interamente alla causa le loro paghette settimanali in ricariche telefoniche e fotocopie.

Per questo ci appelliamo a tutti voi, chiedendovi un piccolo grande gesto di solidarietà; diventate  nostri “azionisti”, almeno noi cercheremo di non fare la fine di Parmalat e Alitalia.

Non parliamo di milioni, a conti fatti basterebbero 30 mila euro per farci riprendere fiato e metterci in condizione di fissare obiettivi di medio-lungo termine.

Lo facciamo stabilendo una data simbolica: il 16 ottobre prossimo, terzo anniversario dell’omicidio Fortugno e quindi della nostra “nascita”. Se entro questa data non dovessimo riuscire a sanare ogni passivo saremo costretti a staccarci la spina da soli, archiviando prematuramente questa bellissima esperienza. Con la morte nel cuore.

Dobbiamo dimostrarci persone serie, soprattutto con chi ci guarda da sempre con ammirazione, stima ed aspettative che non meritiamo, perché, come dice spesso Monsignor Giancarlo Bregantini, <<non basta sperare, bisogna saper organizzare la speranza>> ed evidentemente noi abbiamo fallito, non riuscendo ad organizzare degnamente le speranze di tutti noi, di tutti voi.

 

Aldo Pecora
Rosanna Scopelliti

Coordinamento nazionale “Ammazzateci Tutti”

 

 

PS. Potete anche rivolgervi a noi per la donazione cumulativa scrivendoci al nostro indirizzo di posta elettronica.